venerdì 11 settembre 2015

L'estate sta finendo...


L'estate sta finendo, è vero,
ma l'importate è essersela goduta.


E quest'anno io mi sento soddisfatta.
Tanto mare, tanto sole e tanta natura.
Ho scelto un'esperienza senza confort che si è rivelata una delle vacanze più confortevoli che io abbia mai trascorso.
Ruolotte in uliveto sul mare ad Itaca.  
Quando navigando qua e là pensando alle vacanze mi sono imbattuta nelle foto della roulotte sono rimasta folgorata, non so dire bene perché, ma la decisione di andare lì è stata presa immediatamente, organizzando tutto il resto di conseguenza.


Itaca ha un fascino straordinario, ti sembra di conoscerla da sempre ma ti stupisce.
Il suo mare, le sue rocce la sua storia ti rapiscono.
La sua naturalità, nel paesaggio e nella vita, ti rimangono nel cuore.


E la roulotte, superato lo spavento iniziale (dal vivo è molto più piccola o molto meno accessoriata di quello che mi ero immaginata vedendo le foto, forse influenzata da tanto entusiasmo) è stata un'esperienza meravigliosa.
Una vita sempre all'aperto, ogni istante, dall'alba al tramonto, avvolti da questo spettacolare paesaggio, lavarsi all'ombra di un ulivo, chiacchierare nel silenzio della notte fonda sotto il cielo stellato più bello di sempre, cullati dallo sciabordio delle onde, immersi nel profumo di salvia selvatica, odore che per me ora è semplicemente "profumo di Itaca".
Un'altra dimensione.


E così dalle riflessioni su cui ho lasciato vagare il mio pensiero fuori dal tempo, tra stelle e mare, ecco i propositi per il nuovo anno (perché sì, per me tempo di bilanci e propositi è l'estate e la cesura nella vita quotidiana che essa consente).

Coltivare interessi, passioni, rapporti a cui tengo, senza curarmi dei risultati; qualcosa di buono ne verrà, anche se non posso sapere quando e in quale forma. 

Ricordarmi dell'importanza di praticare gentilezza a casaccio. 

Avere coraggio, senza paura di essere giudicata, perché ciò che conta più di tutto, in fin dei conti, è il giudizio che ho di me. 

Spendere per fare cose più che per comprarle.

P.S. Questi propositi scaturiscono da pensieri altrui che mi hanno fatta riflettere, per cui devo ringraziare le persone che in vari modi li hanno ispirati.

martedì 28 luglio 2015

Tu chiamale se vuoi...insalate

Il luglio più caldo degli ultimi anni è nessuna voglia di cucinare.
Mangiare solo qualche insalatina.
Ma con un po' di creatività e tanti prodotti dall'orto non c'è nulla di insoddisfacente nel mangiare piatti freddi e pronti in pochi minuti.
Ecco qualche insalatina mangiata, con grande soddisfazione devo dire, negli ultimi giorni.


Misticanza con petali e quenelle di ricotta di bufala
Lei è assolutamente l'insalatina più bella della serie.
Ho scoperto di recente i fiori eduli; cioè ovviamente la camomilla, la lavanda e un tè alle rose li avevo già provati, ma come categoria generale non li avevo mai considerati. Ho provveduto ad acquistare i semi per coltivare un mix di fiori commestibili, nel frattempo però ne ho trovato una vaschetta al supermercato e non ho potuto resistere.
Ho messo semplicemente nel piatto un po' di misticanza piccolissima e i miei bellissimi fiori ed ho condito con sale ed un goccio di olio.
Ho condito anche la ricotta con del sale e dell'olio (a cui poteva essere aggiunta qualche erbetta aromatica sminuzzata, ma ormai era notte e non mi andava di andare nell'orto), ne ho fatto delle quenelle (che sembra operazione ardita ma in realtà è facilissima...le prime volte che ci ho provato mi cadevano spesso ma basta raccogliere e riprovare, non c'è nessun danno che si possa fare) e le ho disposte sull'insalata.
Et voilà..le fleurs sont fait!


Caprese new style
Proporre agli amici o semplicemente a se stessi una caprese a cena può sembrare riduttivo, anche se un pomodoro "vero" con una buona mozzarella, un olio profumato e basilico fresco è sempre appagante.
Allora si può reinterpretare, con una ricetta che mi aveva suggerito tanto tempo fa la mia amica Veronica e che a distanza di anni mi sono ricordata (spero) e ho sperimentato...buonissima.
Provola affumicata, pesche noce e menta, sale, il solito giro di buon olio ed ecco una caprese un po' fuori dagli schemi. 


Fragole e fior di latte
Ancora un'insalatina con la frutta...questa volta sono fragole. Con questa ricetta ci si può aprire la stagione delle insalate visto che le fragole si maturano a partire da maggio.
Lattughino (o anche songino o valeriana, secondo preferenze e disponibilità) con fragole e fior di latte a pezzi, mandorle in scaglie, sale, pepe e olio d'oliva.
Tanto semplice quanto buona.


Cous-cous con pesto di rucola, pomodori e feta
Negli scorsi mesi avevo fatto del pesto di rucola frullando delle foglie di rucola dell'orto (che ha un odore molto più intenso di quella del supermercato, che però in mancanza di altro potrebbe andar bene ugualmente) anacardi non salati e olio e lo avevo congelato in barattolini piccolissimi.
Ho deciso di condirci il mio cous-cous integrale (fatto reidratare in acqua calda 10 minuti, come è scritto su ogni scatola) e di aggiungere pomodori San Marzano e feta greca, con il solito pizzico di sale e giro d'olio.
Che gioia pranzare in ufficio con questa insalata. 


Dulcis in fundo...Panzanella
Sebbene come tutti i piatti della tradizione ha origini incerte, quel che è certo che io, cresciuta in Umbria, di panzanella l'estate ne ho sempre mangiata.
E ancora adesso la adoro per il suo fascino da piatto di recupero.
Non è ammissibile sprecare il pane con lievito madre, farina integrale e semi solo perchè un po' raffermo.
Allora: pomodoro e cetriolo a cubetti, basilico, abbondante olio e aceto (per fare un po' di guazzetto con cui io bagno direttamente il pane, evitando l'ammollo preventivo). Poi alcune fettine finissime di cipolla rossa (di tropea sarebbe il massimo, ma vanno bene tutte) lasciate a mollo in acqua e aceto per una mezz'ora o anche più così danno sapore senza appesantire.
Infine il pane di cui sopra a pezzetti, lasciato ammollare nel sughetto del suo condimento per una decina di minuti, girando di tanto in tanto.
Una bella spolverata di semi di sesamo, di lino e di girasole (i miei preferiti in assoluto) e la panzanella del mio cuore è pronta.

lunedì 29 giugno 2015

Il profumo dell'estate

Finalmente è il momento di godersi a pieno i frutti del lavoro iniziato qualche mese fa.
Il basilico che avevo seminato è finalmente profumatissimo.
Dopo averlo fatto germogliare in semenzaio, ho direttamente trasferito le micro-piantine nell'orto, ora orgogliosamente dotato anche di un impianto di irrigazione a goccia, che ha reso tutto più facile e più eco-sostenibile.
Le piante di basilico sono alternate a quelle di pomodoro, perché l'abbinamento è perfetto non solo nel piatto ma anche nell'orto (si dice che hanno delle interrelazioni positive, di cui non conosco esattamente le specifiche ma ho notato che funzionano!).
Ho seminato diverse varietà di basilico (mi sono limitata a tre varietà, ma ne esistono più di cinquanta) e in periodi diversi, a distanza di 15 giorni fra una semina e l'altra, in modo da avere piante in diverse fasi di sviluppo che mi possono garantire basilico fresco per tutta la stagione.
Per una maggiore durata delle piante evito sempre che fioriscano, quindi quando sulla cima si iniziano a formare i boccioli, do una spuntatina per tagliare via l'inflorescenza.


Il bello della coltivazione del basilico è che è accessibile a tutti, non è necessario avere un orto e neanche un balcone; il basilico può essere il re della nostra cucina estiva anche se coltivato in un semplice vaso vicino alla finestra. Non è neanche necessario seminarlo; grandi soddisfazioni si possono ottenere anche comprando i vasi con le piantine che si trovano ovunque, anche al supermercato. Una volta a casa, per consentire al nostro basilico di sopravvivere per tutta la stagione e svilupparsi, è necessario rinvasarlo su un vaso più grande, preferibilmente di terracotta, se possibile con argilla espansa nel fondo, terriccio universale e sottovaso.
La piante, annaffiata poco tutte le mattine, consente di profumare tutti i piatti dell'estate.
Per poter avere un ricordo dei profumi dell'estate anche in uno spaghettino al pomodoro durante l'inverno, a fine stagione raccolgo le ultime foglie prima di estirpare le piante (il basilico è una erbacea annuale quindi muore finita la stagione), le lavo e le asciugo, e le congelo in un sacchetto.


E per che cosa si aspetta con ansia l'arrivo del basilico?
Personalmente, senza dubbio per il pesto fresco.
Per il pesto vale quanto detto per la coltivazione del basilico...è una ricetta accessibile a tutti.
Certo, una delle salse più famose del mondo  nella sua versione originale, il pesto genovese doc, richiede molta cura ed attenzione dalla scelta della varietà del basilico al materiale del mortaio, ma per godersi a casa uno spaghetto al pesto sano e profumato basta veramente poco.
Ovviamente come per ogni ricetta molto semplice la buona riuscita del piatto dipenderà sostanzialmente dalla scelta della materia prima; il basilico appena colto è già una garanzia e più la pianta è piccolina e meglio è.


Ingredienti:
50 gr di foglie giovani di basilico, lavate e asciugate 
30 gr di pinoli
30 gr di parmigiano grattugiato stagionato almeno 24 mesi
20 gr di pecorino sardo grattugiato
1 spicchio d'aglio piccolo (privato dell'anima, cioè il
nucleo interno)
qualche granello di sale grosso (l'importante è non esagerare, gli ingredienti sono già molto sapidi)
olio extravergine di oliva (ovviamente il ligure è perfetto e molto delicato, ma per un pesto con una spinta in più io amo un fruttato inteso con sentori di pomodoro, che come al solito io adoro in abbinamento al basilico) 

Basta pestare insieme basilico, pinoli, aglio, sale, aggiungendo man mano l'olio; poi aggiungere i formaggi grattugiati.
Ammettendo di poter fare uno sgarbo alla tradizione, facendo il pesto con un frullatore ad immersione in 30 secondi la salsa è pronta.
Il pesto meno lo si lavora e migliore sarà la riuscita; tutti gli ingredienti, tranne i formaggi, nel boccale e si frulla rapidamente aggiungendo olio; poi i formaggi, ultima sfrullata e via direttamente a condire lo spaghetto nel piatto (il basilico non sopporta il calore eccessivo, non va mai cotto, e il pesto mai scaldato, solo amalgamato con uno spaghetto appena scolato al dente).
Il pesto si conserva anche molto bene.
Fatto una volta in dosi più abbondanti, per il mese successivo avremo la possibilità di organizzare una cena in un quanto d'ora, il tempo di cuocere la pasta.
Una volta frullato basta versare nei vasetti il pesto, lasciandolo riposare un po' per fare in modo che l'olio salga in superficie, aggiungendo poi eventualmente un altro goccio d'olio per isolare il pesto da contatto con l'aria, evitando così che la salsa si ossidi e diventi scura. 
Chiudendo e riponendo in frigo i vasetti, il pesto si conserverà fino per un paio di mesi, e il profumo del'estate sarà sempre a disposizione!

mercoledì 20 maggio 2015

Festa di primavera

Quanta gioia mi provoca la primavera,
quante energie,
quanto voglia di aria aperta!
Bisogna festeggiare, così ho invitato qualche amico per una merenda in giardino.

Il tema del menù per una merenda all'aperto in onore della primavera ha un'ispirazione naturalista, tutto basato su farine integrali  e uova di pollaio.
Le farine integrali macinate in casa al momento sono eccezionali.
Ho anche preparato dei sacchettini di carta (riciclando quelli usati dal mulino per vendere il pane) con farina integrale appena macinata perché i miei amici potessero portarla a casa con loro.



Il menù della merenda:
tramezzini con pane a bauletto con farina di canapa
quiche con pasta con farina integrale e spinaci dell'orto
pizza scura con semi oleosi e prosciutto
crostatine integrali con crema e frutta
meringhe con uova di pollaio con le fragole
crostata di farro con marmellata di mele cotogne, noci e cannella
succo di frutta alla mela fatto in casa
frullato con fragole, banane e mandorle


Grande soddisfazione è stata quella di fare per la prima volta il pane a bauletto che secondo me era bellissimo.
Ho utilizzato la farina di canapa che gli ha dato una consistenza ma sopratutto un sapore molto particolare.


Ho sciolto un cubetto di lievito di birra in 150 gr di acqua tiepida.
Ho impastato 400 gr di farina manitoba (che aiuta la lievitazione) con 100 gr di farina di semi di canapa, con 100 gr di latte, 50 grammi di olio di semi di girasole biologico, 1 cucchiaino di zucchero, 1 cucchiaino di sale e l'acqua in cui avevo sciolto il lievito.
Ho lasciato lievitare coperto da un canovaccio umido per 1 ora e mezza, dopodiché ho rimpastato rapidamente per sgonfiare l'impasto, lo ho steso con i polpastrelli e arrotolato l'impasto su se stesso a formare un rotolo.


Ho lasciato lievitare per un'altra ora e mezza il rotolo di impasto in uno stampo da plum cake oleato.
Al termine della lievitazione ho coperto lo stampo con l'impasto con carta alluminio  e ho infornato in forno già caldo a 200 gradi con un pentolino d'acqua per mantenere una certa umidità nel forno.
Ho cotto per 45 minuti (per gli ultimi dieci minuti ho tolto l'alluminio per far fare una crosticina).
Ho lasciato freddare il filoncino e poi lo ho affettato, farcito con prosciutto arrosto e burrata o con salmone e Philadelphia con erba cipollina, aneto e scorsa di limone.
Ho servito con tutte le altre cose che ho preparato.
Servizio dalle 16.30 in poi, in perfetto orario da merenda.

mercoledì 15 aprile 2015

Orto...si ricomincia

Finalmente primavera vera!
Lo scorso fine settimana per la prima volta nella stagione sole splendente e vento tiepido e quindi non ho potuto resistere, dopo tanta astinenza, orto full time.
Negli scorsi mesi mi ero dilettata con i semenzai, ovviamente riciclati (sono straordinarie le microserre create con le vaschette in cui normalmente si comprano i pomodorini al supermercato).
Scoprire il primo germoglio che nasce dalla tua semina è sempre emozionate, quest'anno è arrivato primo al traguardo il basilico.


 Ma al giungere del tepore e della mia irrefrenabile voglia di mettermi sotto il sole e infilare le mani nella terra, le piantine dei miei semenzai non si sono fatte trovare pronte, non sono ancora sufficientemente sviluppate, per cui sabato mattina sveglia, colazione e vivaio.
Sono tornata a casa con le prime piante di melanzane viola e bianche, pomodori scatolone, cetriolo e tante aromatiche, semi di rucola e cicoria da piantare direttamente in terra (affianco alla canasta, spinaci e carotine che sono stati i primi a popolare l'orto, riuscendo a nascere nonostante le intemperie degli ultimi mesi).

 Quest'anno ho deciso di non piantare tutte le piantine allo stesso momento per avere una produzione di ortaggi più scaglionata nel tempo. Penso di aggiungere qualcosa ogni 15 giorni così da avere più a lungo i miei ortaggi ma anche più occasioni di sporcarmi le mani.


Armata dei mie bellissimi guanti rosa da giardinaggio, zappa, paletta e concime naturale (se dicessi letame non avrebbe molto appeal nonostante anche De Andrè canti "dai diamanti non nasce niente, dal letame nascono i fior"). 
E tutto il pomeriggio ad ammorbidire e concimare il terreno, stabilire la nuova disposizione dell'orto studiando l'altezza delle piante per la migliore esposizione al sole, mischiando grandi e piccole per sfruttare al massimo lo spazio disponibile e assecondando le vicinanze positive fra piante (ad esempio il pomodoro trae beneficio dalla vicinanza del basilico....del resto anche nel piatto stanno bene vicini!).
So già che anche questa volta il mio orto sarà alla fine disordinato - molto diverso da quelli che tipicamente si vedono nelle foto, talmente perfettamente geometrici da far invidia alle migliori aiuole - ma così pieno di naturalezza e energia vitale da darmi sempre grande soddisfazione.


 E dopo qualche ora sotto il sole, completamente spensierata e anche un po' stanca, ho visto il mio orto rinato e con un promettente futuro davanti.
Grande la gioia data dall'attesa di ciò che di bello ancora non si vede ma che sai che ci sarà.

"...è come un giorno d'allegrezza pieno, 
giorno chiaro, sereno, 
che precorre alla festa della tua vita..."

P.S. Alla fine qualche piantina è avanzata dal mio shopping e altre ne avanzeranno di quelle seminate e non vedo l'ora di scambiarle con qualche altro appassionato per scoprire nuove piante o di condividerle con qualche neofita dell'orto che potrà così scoprire la gioia di cogliere e mangiare un ortaggio che sai come nasce, quanto tempo e cure richiede per maturare e che alla fine non ti delude mai con il suo sapore vero.

lunedì 23 marzo 2015

Natura sulla pelle


Forse sottovalutiamo sempre un po' l'importanza dell'olio d'oliva; lo consideriamo un gregario di altri ingredienti, ciò che semplicemente serve per cucinare o condire i nostri piatti ma l'olio d'oliva, o meglio gli oli d'oliva (perché di olio non ce n'è uno solo), se di qualità e accuratamente scelti, potrebbero ben essere l'elemento principe delle nostre ricette.
Ma oggi non vi racconto nulla che abbia a che fare con la cucina.
Oggi vi racconto l'olio come elisir di bellezza.
Fa bene alla pelle, ai capelli e alle unghie.
I detergenti a base di olio d'oliva hanno un'azione idratante, emolliente ed antiinfiammatoria.
Se poi i detergenti all'olio di oliva sono autoprodotti, poi, hanno anche il vantaggio di non utilizzare tutte quelle componenti chimiche che sono normalmente indicate nelle etichette dei prodotti industriali che molto spesso hanno poco in comune con la naturalità dell'olio di oliva.


Io la soddisfazione di autoprodurmi il sapone all'olio d'oliva me la sono tolta.
E poi fare il sapone a casa è divertente e molto più semplice di quello che può sembrare ad una prima lettura delle ricette.
La prima volta che ho fatto il sapone l'ho fatto con un mio amico, Stefano, che ringrazio per avermi iniziato a questa pratica. Il suo aiuto è stato fondamentale sopratutto per capire che, anche se come descritte nei vari siti le procedure per il sapone sembrano quelle per realizzare armi di distruzione di massa, in realtà basta una mezz'ora di lavoro leggero e, con la grande soddisfazione che accompagna sempre l'autoproduzione, il sapone è fatto.


Dopo aver selezionato le ricette e istruzioni che mi sembravano maggiormente affidabili, mi sono procurata tutto il materiale necessario (comprese le mascherine per evitare di respirare i fumi sprigionati dalla soda, anche se in realtà a me non sono parse strettamente indispensabili, soprattutto se si può lavorare in spazi aperti, però vuoi mettere la soddisfazione di giocare al piccolo chimico con tanto di occhiali di protezione e la mascherina?!?!).
Nei miei primi esperimenti  ho usato solo olio extravergine di oliva degli ulivi che la mia famiglia ha in Salento.
L'olio ideale per fare il sapone è l'olio di oliva (extravergine o no) dal gusto dolce e rotondo, dall'aroma non troppo forte, ed è fondamentale che sia non troppo vecchio.
Il sapone, infatti, anche se aromatizzato, mantiene nel suo odore di base le caratteristiche dell'olio che è stato utilizzato.


Ho fatto il mio primo sapone seguendo la ricetta più semplice.
Una volta raggiunta la fase di nastro (quella della foto sopra) ho aggiunto altri ingredienti, direttamente dal mio orto.
In un caso ho aggiunto un trito di rosmarino che, con le sue proprietà astringenti, ha un effetto tonico, antisettico e purificante, e olio essenziale all'arancio amaro, abbinamento non scontato ma buonissimo.
In altro caso, invece, ho utilizzato i fiori di lavanda essiccati con olio essenziale, sempre alla lavanda, per creare un sapone per bagni rilassanti, con proprietà antisettiche, addolcenti e riparatrici della pelle.
Ho aggiunto molto più delle 20 gocce di oli essenziali indicati nella maggior parte delle ricette perché quando il sapone si indurisce la maggior parte del profumo svanisce;una volta pronto il sapone avrà un'odore decisamente meno intenso di quello che assume nella fase di preparazione. 
Dopo circa 48 ore dalla preparazione ho sformato il sapone e tagliato a coltello dei bellissimi quadrettoni irregolari di sapone e li ho lasciati riposare per 6 settimane.
Questo sapone è diventato il sapone ufficiale di casa mia e, ben confezionato con carta velina, nastri garzati e centrini di carta, l'ho usato anche per fare regalini per Natale o in altre occasioni. 


 Ma la sperimentazione della saponificazione non finisce qui.
Ovviamente l'ingrediente principe rimarrà sempre l'olio d'oliva, ma probabilmente proverò anche ad aggiungere piccole dosi di altri oli, soprattutto per aumentare la schiuma del sapone (al momento in pole position si piazza il burro di cacao, ma si vedrà). 
Credo che applicherò anche il c.d. "sconto della soda", cioè una riduzione del 5% della soda rispetto alla ricetta classica per ottenere un sapone ancora più delicato ed emolliente sulla pelle.
Per scegliere e calcolare al meglio gli ingredienti per la nuova ricette utilizzerò l'excel in fondo a questa pagina
Vi saprò dire....

lunedì 9 marzo 2015

Ode alla Campagna Romana


Questo fine settimana passeggiata nella campagna romana, bella, bellissima in  un luminoso sabato di marzo.
A pochi minuti di macchina dalla città ci sono spazi di naturale bellezza completamente ignorati.


"Lo sguardo della gente ignora ciò che è quotidiano e facile, nella affannosa ricerca di immagini che valga la pena raccontare agli amici. Sono la dimensione, il record dei Guinness, l'imponenza e l'importanza a stimolare le persone, ad accendere il loro interesse: così ci perdiamo le mille, preziose e profonde esperienze quotidiane. Perchè anche l'eccezionale, dopo u po', non basta più a soddisfarci, diviene una parte occasionale delle nostre vite, una percentuale minima del nostro tempo consacrato alla quotidianità, un prigioniero recluso nelle rare vacanze  [...] quanto sarebbe meglio aprire gli occhi davvero per scoprire che l'eccezionale, l'unico, l'incredibile, il miracoloso sono sempre qui con noi, intorno a noi, dentro di
noi! [...]
 L'amante della natura non avrà a pentirsi del tempo dedicato all'esplorazione della residua campagna romana."
Tornata a casa dalla libreria ho recuperato un libro, acquistato qualche anno fa, di Marco Scataglini dal titolo Tutt'intorno a Roma - Viaggio alla scoperta della campagna romana e, sfogliandolo, ho letto questo passaggio che rende perfettamente l'idea del perché una semplice passeggiata in campagna può essere così appagante.


Ma il piacere dei panorami del Parco della Marcigliana è stato un puro caso, un incidente di percorso. L'idea della passeggiata non è nata, infatti, dal desiderio di appagare la nostra vista, bensì il nostro gusto.
Per chi ama il sapore della natura, le verdure dell'orto, il pane e la pasta fatta in casa, per chi a ricreazione a scuola mangiava pane e salame del contadino, per chi la merenda la faceva con lo zabaione delle uova del pollaio, non è facile rassegnarsi a cucinare e mangiare la carne del supermercato.
Proprio no, non trovo affatto allettante l'odore e il sapore (ed anche la consistenza, ad onor del vero) della carne di produzione industriale. Se poi mi fermo a pensare agli allevamenti da cui essa proviene mi passa ancor di più la voglia di mangiarla. 
Non serve essere un vegetariano o vegano convinto, anche un  onnivoro può non condividere i metodi degli allevamenti industriali. 
Allora è nata la ricerca di una carne diversa e siamo arrivati all'Azienda agricola Fortunato.


Dopo esserci lasciati affascinare dalla campagna circostante e soprattutto da suoi tenerissimi ospiti abbiamo deciso di provare carne, formaggio e yogurt dell'azienda agricola e siamo rimasti molto soddisfatti.
Tutto ha un proprio sapore autentico e deciso.
Vale la pena organizzarsi un po' per poter poi nutrirsi di cibo che sia degno di essere mangiato.
Del resto se poi tutta l'organizzazione richiesta è un piccolo spazio nel freezer e una passeggiata in campagna ogni tanto per acquistare materie prime di qualità (sempre se non si vuole ordinare online!), be' allora è sicuro che il gioco vale la candela.